
Avancarica
La polvere nera e' stato il primo esplosivo
sintetizzato; se ne ha infatti notizia fin dal tredicesimo secolo. Non e' altro
che una miscela di salnitro (nitrato di potassio) e prodotti combustibili (zolfo
e carbone). Variando i rapporti relativi tra questi tre componenti si ottengono
caratteristiche diverse per quello che riguarda la combustione, la produzione di
fiamma, ecc. Una composizione che puo' essere considerata "di base" prevede: il
75% di nitrato di potassio, il 10% di carbone e il 15% di zolfo. Un piccolo
eccesso di carbone (max 12%) porta ad una accelerazione della combustione,
mentre eccessi di zolfo (max 16%) o salnitro (max 80%) la ritardano. L' eccesso
di zolfo rende tuttavia la polvere conservabile piu' a lungo. Un saggio per
controllare le giuste dosi dei componenti prevede di bruciare un poco di polvere
su un foglio di carta. Esso deve rimanere assolutamente intatto e privo di
colorazioni. Striature gialle sono indice di troppo zolfo, mentre tracce nere
indicano un eccesso di carbone. Un danneggiamento della carta indica invece
umidita'. Il nome "polvere nera" e' fuorviante, perche' il colore tipico deve
essere grigio scuro. Se il colore della polvere tende invece al nero significa
che essa e' troppo ricca di carbone o di umidita'.
La Polvere
Per le armi ad avancarica si usa polvere nera da caccia
nr. 1 con granulazione da 0,6 a 1,2 mm, peso specifico superiore a 1,7 g/cmc e
umidità inferiore allo 1% . Non sono adatti altri tipi di polvere nera usati in
pirotecnia, la polvere da mina, il polverino, la polvere per mortaretti, ecc. La
polvere non deve aver preso umidità, altrimenti forma dei grumi che ne
compromettono il caricamento. Una buona polvere deve lasciare pochi residui, non
fare polverino e bruciandola sopra un foglio di carta non dovrebbe riuscire ad
incendiarla.Gli uomini della prateria avevano trovato un mezzo semplice per
versare la "giusta" dose di polvere nel loro fucile: mettevano la palla sul
palmo della mano ben aperta e vi versavano sopra tanta polvere quanto bastava a
coprirla. Metodo poco sicuro, forse adatto per colpire bisonti e indiani a
grande distanza, ma non raccomandabile per il tiro di precisione che richiede
una grande uniformità di cariche.La dose media di polvere necessaria è
facilmente calcolabile con formule approssimative.
Per armi cortePer ogni millimetro di diametro della
canna usare 0,1 grammi di polvere; quindi un revolver cal. 38 avrà un diametro
di 0,38 x 2,54 = 0,96 cm e richiederà perciò 0,96 g. di polvere. Usando misure
anglosassoni la formula diventa "cal. in pollici x 0,5 grani"; quindi 38x0,5= 19
grani =1,2 grammi (attenzione, la formula metrica e quella anglosassome non
combaciano in quant osono puramente pratiche ed orientative! La formula in grani
porta a una dosa di 1,2 grammi invece di un grammo)
Per armi lunghePer ogni millimetro di diametro della
canna usare 0,25 grammi di polvere; vale a dire che per una carabina in cal. 38
ci vorrebbero 2,4 g di polvere. Usando misure anglosassoni la formula diventa
"cal. in pollici x 1 grani".
Come detto, queste sono dosi medie. Per il tiro di
precisione si preferiscono cariche deboli e perciò i tiratori sono soliti
diminuire la carica fino al punto in cui i colpi iniziano a disperdersi; quella
è la dose inferiore insufficiente su cui operare piccoli aumenti fino ad
ottenere i risultati voluti. Nelle repliche la rigatura non è così profonda come
nelle armi antiche e quindi non bisogna esagerare con le carica di polvere,
altrimenti il proiettile "scavalca" le righe.Per il tiro di alta precisione le
cariche andrebbero pesate singolarmente e si dovrebbe, se consentito dai
regolamenti, persino usare il tubo di caricamento per evitare che dei grani di
polvere rimangano aderenti all'anima della canna unta o sporca. Per gli usi
normale è però più che sufficiente usare il dosatore della fiaschetta,
ovviamente regolato per la carica desiderata, oppure un misurino, avendo
l'accortezza di usare sempre lo stesso stile di versamento: agitare la
fiaschetta per rompere eventuali grumi e mescolare bene la polvere, non
rovesciare la fiaschetta con troppo slancio, non dare colpi di assestamento alla
polvere nel misurino, ecc.). Gli esperimenti compiuti hanno dimostrato che in
questo modo lo scarto in più o in meno è di circa l'1% con punte massime del
2%.La polvere viene conservata in fiaschette munite di apposito misuratore che
blocca il foro di uscita della polvere dopo che è uscita la dose richiesta. Per
ragioni di sicurezza è comunque consigliabile di non versare direttamente la
polvere dalla fiaschetta perché in caso di accensione della carica durante il
versamento, a causa di residui incandescenti rimasti nella canna, la fiaschetta
potrebbe esplodere.
Le polveri per avancarica
Verso la fine dello scorso anno si venne a sapere che
per ragioni di mercato la Nobel Sport avrebbe cessato la distribuzione delle
polveri nere Black Silver n1 e n2, rispettivamente per armi corte e lunghe,
polveri che per diversi anni L'Italiana BPD aveva prodotto presso i suoi
stabilimenti. Per questo motivo, per non lasciare un vuoto nella linea di
polveri offerte sul mercato italiano, la Nobel Sport ha avviato la distribuzione
della nuova linea di polveri nere denominate Vectan, prodotte in Francia dal
colosso SNPE. Veder sparire dal mercato una polvere ormai largamente
sperimentata lascia sempre un po’ spiazzati, se non altro per una semplice
questione di abitudine, ma a parte le normali perplessità iniziali le nuove
polveri Vectan si stanno dimostrando perfettamente all’altezza del compito. Uno
dei punti a favore delle Vectan è dato dalla miglior ‘calibratura" fra arma,
calibro e polvere derivante dalle granulazioni in cui queste polveri sono
offerte: PNF4, PNF2, Mousquet Tir e Poudre Noir de Chasse, quattro differenti
tipi contro i soli due delle vecchie Black Silver n1 e n2.
PNF4
E’ la più fine delle quattro disponibili, con una
uniformità di granitura piuttosto costante. Fino ad oggi era stata spesso
lamentata la mancanza di una polvere nera di granulazione corrispondente alla
cosiddetta "quattro F",la FFFFG secondo la classica denominazione inglese del
secolo scorso. Con la sua granulazione particolarmente fine la PNF4 è certamente
una ideale polvere da innesco per tutte le armi ad avancarica che utilizzano
sistemi di accensione a pietra focaia o miccia, ma non è questo l’unico campo
d’impiego di questa polvere. Le indicazioni della SNPE mostrano che si tratta di
una polvere ideale anche per i caricamenti di pistole e revolver ad avancarica
di calibro compreso fra il .31 ed il .44, come anche per armi a retrocarica
quali ad esempio le repliche dei Colt Single Action in .45 Colt o .44/40, purché
non si tratti di armi originali d’epoca: in questi casi, a causa dei maggiori
picchi pressori sviluppati dai piccoli grani della PNF4, la scelta della PNF2
diventa certamente più consigliabile.
PNF2
Nel caso della PNF2 ci troviamo di fronte alla polvere
più versatile dell’intera linea Vectan. La granitura non è uniforme quanto
quella della PNF4, ma le dimensioni medie dei grani la fanno somigliare molto ad
una FFFG, sempre secondo la classificazione anglosassone: rispetto alle Black
Silver la PNF2 risulta molto simile alla n2, con prestazioni praticamente
sovrapponibili a questa. Si tratta di una polvere che può essere tranquillamente
impiegata sia nelle armi corte che in quelle lunghe. Salvo le normali
considerazioni relative alle armi originali, nelle armi corte ad avancarica e
retrocarica di moderna produzione la PNF2 non pone limiti circa i calibri
considerabili; quello che si può dire per le armi corte è che, data la
differente granitura, le maggiori pressioni sviluppate dalla PNF4 consentono di
ottenere più o meno gli stessi risultati con una riduzione delle cariche di
circa un 20% rispetto alla PNF2. In armi lunghe sia lisce che rigate la PNF2
offre ottime prestazioni per tutti i calibri dal .36 al .75, ma nel caso dei
calibri maggiori le cariche indicate dalla stessa SNPE danno rinculi
particolarmente evidenti, rendendo forse più adatta una polvere di grana
maggiore come la Mousquet Tir.
MOUSQUET TIR
Si tratta della polvere di maggior granulazione della
linea Vectan. Corrispondente ad una FFG il suo impiego risulta ottimale in tutti
quei casi in cui si abbia a che fare con cariche particolarmente sostenute, con
proiettili pesanti dotati di una notevole massa inerziale o con entrambi i
fattori. Con i fucili ad avancarica a canna liscia come quelli di tipo militare
in calibro .69 o .75 si usano di norma cariche nell’ordine dei 70-90 grani di
polvere: in questi casi la maggior granulazione dei grani della Mousquet Tir
consente un miglior controllo delle pressioni ed un miglior rendimento nelle
lunghe canne di questi fucili, mantenendo al tempo stesso il rinculo a livelli
desiderabili. Discorso analogo anche per i fucili ad avancarica in calibro .451
come i Whitworth e similari che con le loro palle da 450-500 grani possono
talvolta dover sopportare picchi pressori non indifferenti. Per queste ragioni
la SNPE consiglia questa polvere per la ricarica di tutti i munizionamenti a
cartuccia metallica che impiegano palle pesanti e/o cariche consistenti, come ad
esempio nel caso dei fucili Sharps (anche quelli a cartuccia di carta). Date le
sue caratteristiche la Mousquet Tir può essere infine considerata la polvere
nera ideale per tutte le cariche potenti tipiche della caccia ad avancarica.
Insomma una polvere per armi dal forte appetito.
POUDRE NOIR DE CHASSE
Questa è stata la prima polvere Vectan ad essere
introdotta sul mercato italiano. La sua distribuzione aveva creato qualche
problema fra i tiratori ad avancarica, che avevano rilevato la scarsa
propensione di questa polvere ad innescarsi nei bacinetti delle armi a pietra
focaia. La Poudre Noir de Chasse è sì una polvere nera, ma trattata in modo
diverso rispetto alle altre tre della serie, con un trattamento superficiale dei
suoi grani che non consente un facile innescamento alle basse temperature di cui
può essere capace una pietra focaia. La SNPE propone in effetti questa polvere
per una ricarica semplificata di cartucce da caccia, comoda ad esempio per
fucili d’epoca a retrocarica, piuttosto che per gli impieghi tipici delle armi
ad avancarica. Per quanto differente dalle altre tre questa polvere dà comunque
buoni risultati nei fucili da caccia ad avancarica a percussione, a canna
liscia, in presenza di munizionamenti spezzati.
Le palle
Le palle possono essere acquistate già pronte oppure
possono essere fuse in casa con l'apposita pinza ed impiegando piombo già usato
per bilanciare gli pneumatici. Le palle devono essere ben rifinite eliminando le
sbavature lasciate dalla pinza e rifinendo il loro fondo. La palla, se non si
usa la pezzuola, deve entrare con una leggera forzatura nella canna o nel
tamburo. Vi sono palle sferiche per armi a canna liscia e palle ogivali per armi
a canna rigata.
Il borraggio
Tra la polvere e la palla, se non si usa la pezzuola,
si usa mettere un dischetto di feltro o materiale analogo; vi sono delle
fustellatrici che consentono di ritagliarle nel calibro richiesto. La borra è
ovviamente indispensabile se si carica l'arma a pallini. Esse, ben impregnate di
cera, sono indispensabili nei revolver ad avancarica per impedire che una
scintilla faccia esplodere tutti i colpi contemporaneamente; alcuni usano anche
mettere un po' di grasso sopra al proiettile, ma gli esperti dicono che serve
solo a sporcare le mani ed i vestiti. Al tempo di Napoleone vi erano già cariche
preconfezionate (le prime "cartucce") in cui la carta, una volta versata la
polvere, veniva usata come stoppaccio; con questo sistema si riuscivano a
sparare più di tre colpi al minuto. Non provate ad usare questo sistema con
cartoccetti casalinghi perché la carta, se non è stata sottoposta a
nitratazione, tende a fermarsi nella canna ancora in fase di combustione, pronta
a far esplodere la carica successiva
Gli inneschi
Essi vengono messi sul luminello alla fine. Se si usano
armi a pietra, questa deve essere fissata al cane proteggendola con un pezzetto
di cuoio o con una lamina di piombo e non deve essere unta (in questa caso
lavarla in acqua calda). Nello scodellino va poi versato un po' di polverino.
Il caricamento
Il procedimento di caricamento è il seguente.L'anima
della canna deve essere pulita e asciutta. Le canne delle armi ad avancarica,
dopo l'uso devono essere lavate con acqua calda e ben asciugate.- Si versa la
polvere nella canna che va sempre tenuta ben verticale.- Si inserisce il
borraggio e con la bacchetta di caricamento si porta a contatto della polvere.-
Si inserisce la palla e con la bacchetta si porta a contatto della borra e si dà
qualche colpetto di assestamento. Se si usa la pezzuola, questa deve essere
ingrassata e delle giuste dimensioni e cioè coprire la palla per non più di due
terzi; essa viene appoggiata sulla volata, su di essa si appoggia la palla e con
la bacchetta si forza fino a contatto con la polvere. Nei tempi antichi il fondo
della fiaschetta veniva usata come un martello per imboccare la palla nella
canna, ma è un sistema fortunatamente abbandonato.- La palla va premuta contro
la polvere, ma non si deve esagerare con la compressione per non schiacciare la
polvere e frantumarne i granuli. Una volta stabilita la carica ideale o
opportuno segnare sulla bacchetta il punto esatto di massimo inserimento. Si
ripete che la regolarità di tiro e cioè rosate piccole, dipendono da assoluta
costanza nel caricamento, con costanza di pesi di carica e palle, di borraggio,
di intasamento.Occorre fare attenzione a due cose importanti. Questa è la fase
più pericolosa in cui possono verificarsi incidenti per accensione della polvere
e quindi:1) La bacchetta va impugnata in modo che in caso di sparo accidentale
sia libera di sfuggire dalla mano senza perforarla e non bisogna stare con il
viso vicino alla volata.2) Occorre premere lentamente la palla, eventualmente
con colpetti brevi della bacchetta; non cercare mai di affondarla per un tratto
luongo; se la palla, come frequente quando si usa la pezzuola, fa da stantuffo e
comprime l'aria entro la canna, alcune rapide compressioni successive sono
sufficienti a portare l'aria ad una temperatura tale da accendere la polvere.-
Si inserisce l'innesco; se è troppo lasco, si schiaccia un poco prima di
inserirlo sul luminello.- Quando si maneggia polvere da sparo occorre evitare in
modo assoluto che si fumi nei pressi di chi la maneggia o nei pressi del luogo
in cui si conserva.
Se il colpo non parte...
Nel tiro ad avancarica occorre ricordare che vi è
sempre un certo ritardo tra percussione e sparo. Sono inoltre frequenti dei
ritardi anomali e perciò si deve attendere sempre almeno 10 secondi prima di
spostare l'arma dalla linea di mira e, anche dopo questo intervallo, l'arma va
sempre considerata come estremamente pericolosa.Se si è sicuri di non aver
dimenticato di versare la polvere, si può provare a pulire il luminello con uno
spillo di ottone, si inserisce un nuovo innesco e si spara. Si può anche svitare
il luminello e sostituirlo se è danneggiato.Se neanche questo sistema funziona,
occorre scaricare l'arma dalla bocca applicando sulla bacchetta il cavapalle
(una specie di cavatappi). Questo va inserito nella canna e ruotato fino a che
si sente che ha fatto solida presa nel piombo.
Pulizia delle canne
Come detto le canne vanno lavate con acqua calda;
possono poi essere leggermente oliate per evitare che arrugginiscano, ma l'olio
deve essere eliminato prima del caricamento.Circa ogni 10 colpi la canna va
pulita con una pezzuola appena umida.
La Legge
Per ora le armi ad avancarica liberalizzate possono
essere usate da chi è privo di licenza di porto d'armi (lunghe o corte, a
seconda dei casi) solo in poligono del TSN. Il regolamento che pone questo
limite è illegittimo, ma per ora è meglio osservarlo.La polvere nera può essere
acquistata solo da chi è munito di una licenza di porto d'armi oppure richiede
specifico nulla osta all'acquisto. Essa va denunziata. Se ne possono acquistare
e detenere fino 5 chili, ma è un prodotto molto più pericoloso della polvere
senza fumo e perciò è meglio limitare il quantitativo al minimo. I poligoni del
TSN interessati ad aprire linee di tiro ad avancarica dovranno organizzarsi per
vendere piccoli quantitativi di polvere ai tiratori ed emanare apposite
disposizioni di sicurezza per il maneggio delle armi ad avancarica.
Nota sulla accensione per compressione
Quando si carica l'arma con la pezzuola può accadere,
come anticipato, che la bacchetta, giunta ad una decina di cm dalla polvere, non
proceda più, ma rimbalzi come se incontrasse una molla. Ciò è il chiaro segno
che l'aria non riesce a sfuggire né tra canna e proiettile né dal luminello. In
queste condizioni basta insistere con due o tre colpi decisi per far esplodere
la carica e per garantire come minimo delle ustioni di terzo grado alla mano,
sempre che la bacchetta male impugnata (in alcune società impongono di usare
bacchetta con maniglia laterale) non l'abbia lesionata. Se il calcio dell'arma
era appoggiato su di un piede o su altra parte del corpo, il rinculo può avere
effetti estremamente dolorosi. Specie per gli uomini è assolutamente
sconsigliabile di stringre l'arma fra le gambe.Per un fisico è facile
comprendere il fenomeno: i rapidi colpi provocano una compressione adiabatica
dell'aria con suo riscaldamento, come può controllare chiunque con una pompa da
bicicletta; se la canna è già calda, ad es. 60 gradi, basta una modesta
pressione di 8 kp/cmq perché l'aria si riscaldi fino a 300 gradi mentre con una
pressione di 20 kp/cmq si ottengono ben 500°. Se la canna ha la temperatura di
20°, i valori di temperatura scendono rispettivamente a 240° e 440°.
Nell'ottocento vi erano in commercio persino degli accendini basati su questo
principio fisico.Questa situazione pericolosa si verifica in genere dopo una
serie di colpi, quando la canna è calda. Se non si riesce a far scendere la
palla fino a contatto con la polvere con piccole e LENTE spinte progressive,
occorre svitare il luminello, pulirlo e far uscire l'aria da quella parte. Non è
consigliabile sparare con uno spazio vuoto tra palla e polvere.Per prevenire
questo tipo di incidente alcuni tiratori usano soffiare nella canna dopo ogni
sparo per assicurarsi che il luminello sia libero; ciò serve anche a spegnere
eventuali residue scintille.
La SNIA mette a disposizione due tipi di polvere
denominati la N.1 e la N.2, che si differenziano per la granulazione: più fine
la N.1 rispetto alla N.2. La prima adatta alle armi corte e all’innesco dei
bacinetti delle armi a pietra, svolgendo quindi le funzioni dello storico
polverino; la seconda adatta alle armi lunghe. È intuitivo che una polvere più
fine brucerà più velocemente erogando in tempi brevi tutta la sua potenza,
sfruttabile quindi al meglio in una canna corta, di pistola o revolver. Sono
discretamente disponibili oggi come oggi anche polveri scozzesi, che erogano una
buona potenza. Poi ci sono le francesi, le svizzere... Non sono però sempre
tutte reperibili. L’importante in una polvere, una volta trovata quella adatta
anche usufruendo nei consigli dei veterani è il dosaggio, che dovrà essere
sempre costante in relazione alle diverse distanze di tiro e al peso della
palla.
LE PEZZUOLE O "PATCH"
In una canna liscia la palla sferica viene inserita
avvolgendola parzialmente in un "patch" ovvero una pezzuola di tessuto il cui
scopo è duplice, ossia forzare la palla nell’anima della canna e costipare
adeguatamente il tono gassoso che all’atto della deflagrazione della polvere si
genera dietro la palla. I patch si trovano in commercio in due o tre spessori
(decimi di millimetro). Un tempo si facevano con camicie usate e tele da
materasso, usato. Trovato il tessuto, farsi il patch è così facile che c’è quasi
da vergognarsene. Il metodo migliore è quello di appoggiare sulla volata
dell’arma un ritaglio di stoffa; visi collochi la palla e si spinga in canna con
forza fino a livello dell’imboccatura. Il segno lasciato dall’imboccatura de la
canna dà le dimensioni ideali del patch, da riprodurre con linea circolare
regolare. Un patch quadrato funziona pure egregiamente e se ne sono visti del
resto anche di triangolari! I patch si fanno anche con delle apposite fustelle.
Certo costano ma per l’appassionato, hanno il pregio di esser di forma costante!
Il patch ingrassato convenientemente (con sego di cavallo, vaselina, cera o un
grasso comunque non troppo fluido, anche se gli esperti consigliano la margarina
vegetale perché i suoi grassi sciolgono le fecce della polvere nera) faciliterà
l’introduzione della palla in canna, specie se rigata e contribuirà alla pulizia
della canna stessa fra un colpo e l’altro impedendo l’impiombatura. Lo spessore
ideale del patch deve essere comunque pari alla profondità della rigatura. Con
armi rigate a percussione quali i fucili militari Springfield od Enfield sono
d’uopo le palle ogivali Minié, che diventano minnie-ball nella pronuncia
americana. Questo proiettile parzialmente cavo previsto dall’inglese Greener ma
applicato dal francese Minié, è sottocalibrato di quel tanto perché possa cadere
liberamente lungo la canna od esservi spinto dalla bacchetta senza sforzo (salvo
canna già sparata e quindi sporca) ed adagiarsi sulla polvere, sulla quale con
la bacchetta sarà comunque necessario premerla un po’. I gas della deflagrazione
dilateranno le pareti della palla che andrà cosi ad impegnarsi nelle righe,
rendendo inutile il patch. La radenza e la precisione di tiro che si ottengono
sono straordinarie.
LE PALLE
Si trovano normalmente in commercio poiché diverse
ditte hanno in catalogo quanto di meglio possa offrire il mercato specializzato:
potrebbe tuttavia sembrare meschino che un tiratore di avancarica se le acquisti
già fatte! La passione impone la necessità di fondersele (la praticità
suggerirebbe invece di comperarle...). Come noto le palle sono di piombo,
normalissimo piombo da idraulico e sarà magari proprio l’idraulico a fornirlo.
Si dovrà usare piombo dolce, ovvero puro, cioè non legato con antimonio: se il
piombo è quello adatto al nostro uso potrà essere facilmente scalfibile con
l’unghia. Per fondere il piombo si possono reperire con facilità crogioli
elettrici specifici con termostato e mestoli in ghisa con beccuccio, di
importazione USA. Sono senz’altro utili ma non indispensabili. Un pentolino di
acciaio inox ed un mestolino da minestra con beccuccio, possono ugualmente
servire allo scopo. Il piombo che si ricava dai tubi si potrebbe legarlo con un
una parte di stagno nella proporzione del 2-3%. Lo stagno abbassa la temperatura
di fusione e crea un indurimento maggiore (con stagno al 5% possiamo ottenere
palle per armi a retrocarica o ad avancarica a canna liscia, dove la palla non
si impegna nelle rigature). L’eventuale presenza di tracce di saldatura sui
vecchi tubi potrebbe incrementare la presenza nella lega di stagno, con la
conseguente alterazione della durezza ricercata. Per le emissioni di vapori di
piombo è poi bene fondere con le finestre aperte e magari con un buon aspiratore
sovrastante il crogiolo. Quando tutti i
rottami di piombo si saranno fusi, una volta scremati,
cera di candela, cera d’api o paraffina possono accelerare lo "schiarimento" del
piombo in fusione: basta gettarne una minima quantità nel crogiolo e rimestare
bene, quindi schiumare. Questa operazione provoca normalmente una vampata e
parecchio fumo. Quando nel pentolino-crogiolo il piombo avrà assunto un
bell’aspetto brillante senza scorie galleggianti, lo si potrà raccogliere col
mestolino per versarlo nello stampo. Lo stampo, correttamente sgrassato e
portato in temperatura ottimale con alcune fusioni di prova, sarà trattenuto per
i lunghi manici con mano guantata e con quel poco di abilità che si acquista con
il tempo e l’esperienza verrà riempito tracimando appena dal foro di colata.
Dopo pochi istanti, con un mazzuolo di legno si agirà sul rompigetto per
tagliare la materozza della palla e quindi per aprire agevolmente lo stampo per
far cadere su un panno la palla appena fusa. Il primo accorgimento che si
apprende è di versare il piombo in modo che il getto espella l’aria dall’interno
dello stampo: perché questo si verifichi il beccuccio del mestolino deve
rimanere distante, bastano pochi millimetri, dal foro di colata.
LE PIETRE
Le pietre vanno adattate all’arma e preparate per
un’abbondante emissione di scintille. Dovranno aver forma pressoché quadrata con
un lato smussato: sarà questo a battere sulla martellina e per non impuntarsi
sulla stessa e per scoccare scintille dovrà esser posta fra le ganasce del cane
con lo smusso verso l’alto.
LA MICCIA
La miccia è una corda di lino, canapa o cotone trattata
al salnitro. Accendendone un capo, essa brucia più o meno lentamente e con brace
più o meno viva a seconda della preparazione, che spesso è un segreto di bottega
del "micciaro". Una buona miccia la si può fabbricare con della corda di canapa
immersa in una soluzione di acqua e acetato di piombo.
LE ARMI
Vi sono due scuole di pensiero. Una propende per i
primi passi - o meglio, spari - con armi a percussione, vale a dire munite di
luminelli che, innescati con le capsule trasmettono alle polveri la fiammata
sprigionata per schiacciamento del fulminato da parte del cane in
un’infinitesima frazione di secondo così che lo sparo è immediato come in una
qualsiasi arma moderna con cartuccia metallica. La seconda scuola di pensiero
propende per un'iniziazione storico-filologica e quindi consiglia l’arma con
batteria a pietra focaia o a miccia. Per utilizzare le due categorie di armi ci
sono tecniche ed espedienti diversi.
SPARARE A PIETRA
La prima cosa da fare è inserire la pietra focaia tra
le ganasce del cane, le cui facce interne sono dentate per tenere saldamente a
pietra: non però direttamente, sarebbe impossibile; essa va avvolta parzialmente
con una striscia di cuoio (tinto in rosso) oppure, ed è quasi meglio, con una
lamina di piombo. Lo smusso sullo spigolo anteriore della pietra sarà, come
detto in precedenza, rivolto verso l’alto. Seconda cosa da fare, di cui ci si
dovrà sempre ricordare, è l’asciugatura dell’anima della canna con straccetti
inseriti nel cavastracci della bacchetta. Dopo di che si potrà versare in canna
la giusta dose di polvere.
I PRELIMINARI
Dopo aver asciugato l’anima della canna coi soliti
straccetti, versare una minima dose di polvere tratta da uno dei flaconcini,
innescare lo scodellino, armato il cane e fatto fuoco per asciugare meglio
l’anima della canna, la primissima cosa da fare è inserire nel focone uno
spillone e abbattervi sopra la martellina per tenerlo in sito. Lo spillone è un
semplice fil di rame del giusto diametro per poter entrare nel focone senza
forzatura, per sturarlo e per impedire la fuoriuscita polvere in fase di carica.
È possibile costruirselo da soli, per tenerlo appeso al ponticello con una
catenella o un laccetto. Spesso è un componente smontabile dei misurini
L’INSERIMENTO DELLA POLVERE
Per questa operazione tre sono i metodi fondamentali:
Primo: versare
direttamente la polvere in canna dal corno. Il corno può erogare la polvere
tramite una valvola con dosatore inserita in punta oppure liberamente, una volta
tolto il tappo. Il corno con dosatore di regola eroga quantità di polvere
costanti, grano più grano meno. Il corno senza dosatore si dovrà invece versare
a occhio, il che richiede un certo allenamento. Questo sistema, usato un tempo
in combattimento non deve assolutamente essere impiegato poiché, in presenza di
fecce o residui incandescenti in canna, la polve nera calata dal corno potrebbe
accendersi, trasformandolo in un micidiale ordigno. La stessa considerazione
vale, ovviamente, per il corno con dosatore la cui valvola non è
sufficientemente stagna da impedire l’eventuale effetto di detonazione. Il ruolo
quindi moderno della fiaschetta o del corno può essere di contenere semolino o
farina di mais. Secondo:
dosi separate raccolte in appositi contenitori.
Flaconcini o cilindretti di vetro, plastica, cartone, ecc., non sono di
difficile reperimento (date le dimensioni ridotte il vetro o la plastica non
pongono in questo caso grandi problemi di elettricità statica). I flaconcini
verranno riempiti con dosi ben pesate sul bilancino. Per versarle in canna senza
sprecarne si potrà utilizzare un lungo imbuto che consente alla carica di
adagiarsi tutta sul fondo, in culatta. L’uso dell’imbutino è antico come l’arma
e la storia è comunque rispettata, se magari non nei materiali, nello spirito.
Per le armi militari, l’uso dell’imbutino non è permesso: ve l’immaginate i
soldati della Black Watch che, facendo quadrato sotto le cariche della
cavalleria di Napoleone, infilano l’imbuto nella canna del loro Brown Bess per
versarvi coscienziosamente una dose di polvere pesata la sera prima di Waterloo?
Ma poiché anche nel tiro è invalso l’uso del compromesso, viene qui tollerato un
imbuto dal corto cannello. Terzo:
cartuccia di carta preconfezionata. La confezione di
una cartuccia non presenta particolari difficoltà, salvo quelle di ricerca
storica, ma a questo ha già provveduto la S.L.V.T.A, adattamento dal Quaderno
N.3 di Dario L.Toso, con riferimento alle cartucce per moschetti e fucili
europei e americani dei secoli XVIII e XIX. Le cartucce di carta combustibile
furono usate nei fucili a retrocarica (esemplari a questo proposito gli Sharps)
e nei revolver e carabine con cilindro ad avancarica. Il vantaggio di una
cartuccia preconfezionata si calcola in termini di tempo. Le cartucce
preconfezionate venivano inserite in camera e calcate. Che la carta schiacciata
si rompesse o meno era ininfluente in quanto la vampata della capsula attraverso
il luminello accendeva comunque la carta che del resto era infiammabilissima.
L’INSERIMENTO DELLA PALLA
Va da se che il calibro d’una palla è solo nominale,
quando per essa è previsto l’uso del patch e che a pezzuola abbandona la palla
subito fuori dalla volata. Avvolta la palla nel patch, la si introduce in canna,
forzandola in volata. Si deve quindi spingerla fino in fondo alla canna a
contatto con la polvere. Allo scopo si utilizza la bacchetta riposta
nell’apposito recesso della cassa, appoggiandone sulla palla la testa. La palla
andrà ben calcata sulla polvere, senza esagerare. Essendo al primo colpo, prima
di estrarre la bacchetta dalla canna, si pratichi su di essa un riferimento (con
pennarello, con lima, con nastro adesivo) all’altezza della bocca dell’arma. Per
ogni caricamento successivo, il riferimento dirà se si sarà calcato fino al
punto giusto. E pericoloso che tra carica e palla rimanga un vuoto: in esso i
gas della deflagrazione si espanderanno fino a gonfiare la canna, danneggiandola
irreparabilmente. Calcando la palla in fondo alla canna, la bacchetta non dovrà
mai essere spinta facendo pressione in cima all’impugnatura con il palmo o il
pollice della mano (onde evitare i cosiddetti "carichi di punta") ma la si dovrà
invece impugnare a circa due spanne dalla volata per ogni tratto di affondo. Due
leggeri colpetti sulla palla, già dolcemente calcata sulla polvere, praticati
lasciando liberamente cadere di peso la bacchetta daranno il giusto assestamento
polvere/palla. Con l’esperienza il suono della bacchetta cadente sulla palla
confermerà il raggiungimento dell’assestamento.
L’INNESCAMENTO DEL BACINETTO
Caricata la canna, si toglie lo spillone dal focone e
si passa a versare nel bacinetto un poco di polvere da un flaconcino, da una
piccola fiaschetta o da un iniettore da scodellino in ottone, oggetto per verità
molto grazioso e in grado di erogare quantità ottimali e costanti. Un tempo la
polvere da innesco era di macinazione più fine per meglio penetrare nei focone e
per bruciare più velocemente. Oggi la polvere N.1 della SNIA svolge comunque
questa funzione in modo egregio, anche se pure la N.2 non crea certo cilecche.
Abbassata a martellina sul bacinetto innescato, si imbraccia l’arma, si arma il
cane, si punta, si mira, si preme il grilletto. L’arma sparerà.
LA MANCATA ACCENSIONE
Se abbattendosi il cane l’arma non spara, può trattarsi
di una "ritardata accensione" dovuta a cause imponderabili, come ad esempio
dell’olio che abbia inumidito la polvere nel focone; mezzo minuto d’attesa con
l’arma sempre in punteria può esser sufficiente perché la fiamma riesca a
raggiungere la camera di scoppio. Altrimenti si dovrà con lo spillone liberare
il focone, riempire nuovamente lo scodellino e tirare di nuovo, il che riesce
sempre. Altra causa di mancata accensione è l’aver versato nel bacinetto poca
polvere, non sufficiente per raggiungere e percorrere il focone. Si ricordi che
la vampata generata nello scodellino viene "risucchiata" nel focone per un noto
effetto fisico. Che il colpo parta oppure no, la polvere nel bacinetto si
accende comunque. In un’arma a pietra il colpo parte con un leggerissimo ritardo
rispetto all’accensione dell'innesco; ritardo del resto appena avvertibile e che
fa parte del fascino sottile del tiro con questa tipologia di armi. Vi erano e
vi sono, fucili e, in specie, pistole dove con un particolare accorgimento nella
realizzazione del focone - una svasatura imbutiforme - si ottiene l’accensione
della carica in camera di scoppio con l’immediatezza di una qualsiasi cartuccia
moderna, il cosiddetto "tubo Venturi". Prima di ricominciare a sparare si dovrà
scovolare la canna, anche passandovi uno straccetto umido (ma poi si dovrà
lasciare asciugare) per pulirla da ogni residuo di polvere combusta, facilitando
così l’introduzione della palla successiva. Il regolamento internazionale (M.L.A.I.C.)
proibisce la pulizia della canna fra un colpo e l’altro quando si utilizza
un’arma, antica o replica, di tipologia militare. Questo, ovviamente, durante
una gara: se si prevede quindi una pratica agonistica è meglio abituarsi a non
pulire tra un colpo e l’altro la canna.
SPARARE A PERCUSSIONE
Il metodo di caricamento dalla volata è il medesimo
illustrato per le armi a pietra. Armi celebri quali i fucili Springfield ed
Enfield, i revolver Colt Navy o Remington sono tutte accomunate dall’avere il
luminello da innescarsi con una capsula di fulminato. Il cane, abbattendosi con
notevole forza, schiaccia la capsula facendo deflagrare il fulminato, provocando
Lo scarico della vampata nella polvere in camera di scoppio attraverso il camino
(canaletto). Per liberare il camino da eventuali tracce d’olio è consigliabile
esplodervi una o due capsule prima di caricare sparando in bianco, ossia senza
polvere da sparo in camera. Il luminello andrà poi tappato per impedire la
fuoriuscita di polvere (lo si può fare con un patch o semplicemente lasciandovi
sopra una capsula esplosa). Le fasi di caricamento sono notevolmente abbreviate,
almeno per i fucili e lo sparo è immediato: rarissime le cilecche per difetto
della capsula, semmai per ostruzione de luminello, cui si rimedia col solito
spillo. Il fatto, poi, che il luminello sia svitabile ed estraibile dalla
propria sede, offre notevoli vantaggi per la sua sostituzione e per la pulizia
dell’arma.
I REVOLVER A PERCUSSIONE
Asciugata la canna e le camere dall’olio sparando
alcune capsule in bianco, con il cane a mezza monta e quindi tamburo non
vincolato si procederà al caricamento della prima camera vuoi dalla fiaschetta
(proibita in gara) vuoi da misurino a doc. Tenendo l’arma in verticale, si
appoggerà sulla stessa camera una palla (il cui diametro si dimostrerà
maggiorato rispetto a quello della camera) e la si porterà, ruotando il tamburo
a mano, in corrispondenza del calcatoio con il quale la si calcherà sulla
polvere. Una volta completato il caricamento di tutte le camere del tamburo (ma
in gara su sei camere se ne caricano cinque) si dovrà compiere una breve ma
fondamentale operazione: l’ingrassaggio della piccola porzione di camera sopra
la palla, con un qualsiasi grasso o vaselina. Anche se la palla ben forzata
nella camera del tamburo lascia un sottile cerchietto di piombo "trafilato", il
che dovrebbe garantirci la camera come stagna, qualche granello di polvere resta
quasi sempre al limite esterno fra palla e parete sì che la vampata della carica
sparata invariabilmente va ad accendere la carica sottostante. Si hanno così le
scariche multiple, solitamente dalle due camere adiacenti a quella sparata, con
gran botto e spavento del tiratore. L’inconveniente è ovviamente molto
pericoloso nelle carabine a tamburo, quali le Colt o le Remington. L'ingessatura
finale può essere sostituita dall’introduzione di una piccola borra fra polvere
e palla, che può essere un metodo altrettanto sicuro e più pulito, oppure con le
farine. Non resta ora che innescare i luminelli con le capsule di fulminato. Per
innescare i luminelli esistono dei porta capsule lineari o a spirale, copie
degli originali già pratici e sicuri. Una capsula sparata si apre a fungo e la
rotazione del tamburo per passare al colpo successivo può causarne la caduta
sotto il cane all’interno del revolver nei modelli a castello aperto: un vecchio
problema che una volta si risolveva alzando il revolver in verticale armando il
cane, con un gesto brusco come per gettarlo all’indietro, sì da espellere
lontano dall’arma la capsula esplosa, un gesto che rimase abitudinario nel Far
West anche con l’uso dei revolver a castello chiuso sia ad avancarica che a
cartuccia metallica e che possiamo ammirare con un tocco di nostalgia in vecchi
film con Tom Mix.
SPARARE A MICCIA
Per gli archibugi o i moschetti a miccia le procedure
di caricamento sono le stesse di un qualsiasi moschetto a pietra, trattandosi di
armi con focone e bacinetto. La peculiarità del sistema di accensione della
carica fa sì che "il miccia" richieda molta attenzione: infatti si tratta, in
ultima analisi, di mettere a contatto del polverino nello scodellino un innesco
che rimane sempre acceso. Di qui l’attenzione e la prudenza, con cui maneggiare
tali armi. La miccia, accesa ad un’estremità, va riposta a portata di mano ma
sufficientemente distante dall’arma (un contenitore metallico, forato per la
ventilazione, risponderebbe alla bisogna). L’archibugio, caricato e col
polverino nel bacinetto chiuso, va portato in punteria; a questo punto si
inserirà la miccia nel morsetto del serpe (o serpentino) avendone prima
ravvivata la brace soffiandovi sopra; prendendo la mira si scoprirà il
bacinetto, quindi si abbasserà il serpe provocando l’accensione del polverino e
della carica. Mai soffiare sulla brace della miccia quando questa è montata sul
serpe e lo scodellino è scoperto: una scintilla che ne sfuggisse farebbe partire
il colpo che sarebbe sprecato, in quanto fuori dall’assetto di mira. Una buona
miccia mantiene una brace viva abbastanza a lungo per mirare con calma;
comunque, anche se la brace si offusca, rimane sempre sufficientemente rovente
per dar fuoco a polverino. Ad arma scarica si deve studiare bene la posizione
della miccia nel serpe: troppo lunga si spegnerebbe schiacciandosi sulla
polvere, troppo corta non vi arriverebbe. Questo, naturalmente, quando il serpe
è a scatto o a botta; nel caso di serpe abbassato da grilletto a leva secondo la
volontà del tiratore, il problema non si pone. Benché vero, tuttavia, che i casi
di cilecca con il miccia sono rarissimi: infatti il calore della brace è da solo
sufficiente a dar fuoco al polverino.
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